Qual è la prima impressione che dai?

Una stretta di mano. L’abbigliamento. Un portamento. È sufficiente uno di questi tre elementi per farci un’idea di chi abbiamo davanti.


Bastano una giacca ed una cravatta per dare un’impressione differente della stessa persona. Guarda le due immagini e rispondi: chi è l’uomo in carriera e chi il rapper? Deciso? Pochi istanti ed è fatto. Questo è il breve lasso temporale che impieghiamo ad "etichettare" le persone.


Stiamo parlando di un lasso temporale veramente minimo: un decimo di secondo! Poco più di un battito di ciglia. Questo è il tempo che impieghiamo a farci un’idea di una persona, “etichettarla” in un determinato modo e formulare un giudizio generico che difficilmente cambieremo.



OCCASIONI PERSE. La domanda da porci è: la nostra mente ci guida verso un giudizio equo o può trarci in inganno? Banalmente, come nell’esempio che vi ho proposto prima, può falsare la percezione. Ma perché?

Se il nostro interlocutore non colpisce subito la nostra attenzione, automaticamente non saremo motivati a dedicare risorse ed energia ad approfondire la conoscenza.

La spiegazione a tutto questo risiede in alcuni processi cognitivi. Il più importante è l’effetto primacy: l’ordine con cui si ricevono le informazioni influenza la percezione e la valutazione dell’altro. In parole povere, siamo portati a credere che le prime cose che veniamo a sapere siano vere. Se nella prima fase del confronto, l’interlocutore ci appare brillante ed estroverso, interpreteremo tutte le successive caratteristiche in modo da confermare questa prima valutazione. Inoltre, tutte le informazioni dissonanti con lo schema iniziale o non vengono prese in considerazione o vengono giustificate in modo che appaiano accettabili. Quindi se la prima impressione è positiva, leggeremo in questa chiave anche tutte le successive informazioni. E viceversa.


L’ABITO FA IL MONACO. Chi non conosce il famoso detto “l’abito non fa il monaco”? Bhé ragazzi mai proverbio fu più falso! L’abito non farà il monaco, ma agli occhi di chi osserva, l’abbigliamento conta, eccome!

Per quanto ci si voglia prendere troppo sul serio per preoccuparsi di come ci si presenta al mondo, per quanto si voglia apparire anticonformisti, è praticamente impossibile non farsi condizionare da come si presenta il nostro interlocutore! Prendiamo come esempio la foto in cui compare la stessa persona vestita in due modi differenti. L’uomo vestito da dottore ci rassicura maggiormente vero? La divisa o un particolare abbigliamento lavorativo, hanno la funzione di definire una professionalità. Hai mai visto un medico in canottiera, con un jeans a vita bassa e con tatuaggi in bella vista? Affideresti la tua salute ad un personaggio del genere? Credo proprio di no! Parecchi studi, dimostrano che le persone ben vestite o in abiti che riconosciamo come autorevoli, vengono inconsapevolmente considerate più credibili.


PENSI CHE SIA IMPORTANTE IL MODO IN CUI TI VESTI? Da sempre il modo in cui ci presentiamo al mondo con determinati abiti e accessori , danno informazioni sul nostro status sociale. Sappiamo da sempre che i nobili vestivano in maniera diversa dal mercante o dal contadino. L’abito quindi ricopre un ruolo essenziale nelle relazioni umane e indica il proprio ruolo nella società, il posto che si occupa nella gerarchia sociale. Come abbiamo già detto, il giudizio che diamo di una persona è inconscio e immediato. Quindi l’abbigliamento e la comunicazione non verbale ci aiutano a sintetizzare rapidamente il nostro giudizio. Indossare l'abito giusto, il trucco o la pettinatura appropriata , sono elementi che rappresentano il nostro biglietto da visita e condiziona la fiducia che trasmettiamo nell’altro . Fare una prima buona impressione in termini di apparenza è importante e comporta un valore di ritorno. Vestirsi bene, in maniera consona, non è un fattore secondario ma è gratificante tanto per se stessi che per gli altri. Ricordiamoci quindi che “non hai mai una seconda occasione per dare una buona prima impressione”.

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Gilda Russo
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